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    Venerdì, 24 Luglio 2020 15:37

    Mercato dell'uva da tavola: cosa sta succedendo?

    Dopo la bagarre sui prezzi dell'uva da tavola, innescata dal comunicato stampa della Cia, ed il botta e risposta di diversi esponenti del comparto, molti produttori lamentano che le vendite dell'uva procedono a stento.

    "Secondo me il problema non è il mercato, ma tutte le varietà di uva proposte negli ultimi anni - afferma il produttore G.C. -.Negli ultimi 10 anni indubbiamnete il consumo dell'uva con seme si è ridotto quasi del 60-70%. A mio avviso però noi produttori siamo stati i colpevoli di tutto questo, perchè realizzavamo un meraviglioso prodotto che sapevamo fare solo noi, ma abbiamo preferito impiantare varietà che sono in grado di condurre anche in altre zone del mondo. Non è stato un bene".

     

    "A questo si aggiunge che produttori ed esportatori hanno realizzato delle lobby, un circuito chiuso. Per via dei contratti previsti da alcuni breeeders se impianti alcune varietà sei obbligato a conferire il prodotto esclusivamente agli esportatori licenziatari. Cosa è accaduto; sempre più esportatori hanno realizzato delle aziende di dimensioni medio-grandi. Essi si rivolgono ai piccoli produttori locali solo in caso di necessità o in annate con volumi di produzione molto bassi, perché solo in questi casi sono costretti ad acquistare della merce. Ovviamente solo la migliore, di qualità elevata, magari il risultato dei primi anni a frutto. Durante una normale campagna sono disposti ad acquistare solo varietà molto precoci, come le Superior o Mystery. La Vittoria tagliata e venduta un mese fa sono riusciti a vnderla a 0.70 - 0,80 euro/kg, ma solo perché una primizia, ad oggi il prezzo si aggira sui 0,50 euro/kg. Si tratta di uve che gli esportatori non producono in prima persona, perché gran parte della produzione che commercializzeranno la realizzano autonomamente. Ecco perché il classico produttore di un'azienda medio-piccola (1-3 ettari), che rappresenta la spina dorsale della produzione locale del sud-est barese, resta con l'uva invenduta".

    Come siamo arrivati a questo punto?
    Prima l'uva la si vendeva ai mercati generali come quello di Monaco o di Bruxelles e la gdo attingeva il prodotto proprio da questi centri, nei quali convergevano tutti prodotti ortofrutticoli all'ngrosso. Le diverse GDO hanno poi cominciato a realizzare delle piattaforme che hanno assunto sempre più importanza. Penso ai primi anni del 2000. Oggi queste piattaforme hanno preso il sopravvento. Ogni GDO esige, a seconda di regolamenti interni, diverse percentuali e numero di residui massimi. Pertanto al produttore che non è associato in OP o che non è parte di qualche particolare circuito, non resta che vendere l'uva ai Paesi con un potere d'acquisto più basso. Nel 1995, in seguito alla caduta del muro di Berlino avvenuta nel 1991, noi produttori abbiamo notato un aumento rilevante del consumo di frutta. Erano gli anni in cui il produttore di dimensioni medio-piccole riusciva benissimo a vendere il prodotto sui mercati generali, baipassando la GDO e le sue piattaforme. Il potere d'acquisto di questi mercati, con il tempo, è diminuito. Pertanto i produttori si sono rivolti nuovamente alla Grande Distribuzione. Questa, al tempo, ha giocato in modo intelligente, perché dal 1995 al 2000 ha remunerato i viticoltori con prezzi molto alti, rinunciando, a mio avviso, anche ad una fetta del guadagno. Ma stavano facendo un'investimento.

     

    Ingolositi dai prezzi così alti, quindi, i viticoltori si rivolgevano solo alla GDO.
    Questo gioco ha dato sempre più potere alla Grande Distribuzione, in quegli anni conferire loro il prodotto era l'unica strada percorribile se si voleva vendere l'uva da tavola. Tra il 1995 ed il 2008 la produzione di uva da tavola rappresentava davvero un'ottimo investimento, visti i prezzi così convenienti a cui veniva venduta l'uva si è registrato un aumento consistente delle superfici, il settore è cresciuto, sono nati i primi esportatori locali. Allo stesso tempo si moltiplicavano anche le catene dei supermercati. La GDO ha definitivamente smesso di ritirare la merce dai mercati generali perché ha compreso di avere raggiunto il "monopolio" dell'ortofrutta. A questo punto ha cominciato ad imporre dei nuovi prezzi. prezzi ogni anno più bassi.

     


    Mi sta dicendo che dal 2010 ad oggi è stato sempre peggio?

    Oggi il programma dei supermercati prevede che un cestino da 500 grammi può costare da 0,85 a 1,05 euro - per l'uva nera senza semi- e da 0,75 a max 0,95 euro per l'uva bianca. Se i prezzi decisi dalla GDO sono questi, anche i produttori "liberi" sono tenuti ad adeguarsi. E soprattutto; se i prezzi alla vendita sono quelli che ho detto poc' anzi, quanto potranno mai ricevere i produttori? I nostri colleghi spagnoli non hanno tutte queste difficoltà, perché lì non esistono figure come il commerciante ed il distributore. Ci sono delle cooperative formate da una ventina di produttori medio/piccoli che complessivamente raggiungono un'estensione pari a 50 ettari. Le stesse cooperative a loro volta fanno capo ad un consorzio a cui conferiscono il prodotto per l'esportazione. In questo modo riescono anche ad accedere a diversi fondi previsti dall'Unione Europea. Purtroppo, noi solo da qualche anno abbiamo cominciato a costituire le prime OP, le quali, talvolta, non vengono nemmeno utilizzate al massimo delle loro potenzialità.

     

    In conclusione, come legge la situazione attuale?
    Il produttore che coltiva 3-4 ettari di vigneto, indubbiamente realizza un prodotto ad un costo minore, ma solo perché dietro quell'uva c'è il suo lavoro che non è stato ancora retribuito. L'azienda agricola più strutturata produce con costi pari al 25% in più, rispetto a quelli di un piccolo produttore. Questa forbice sarebbe l'utile del contadino, se l'uva potesse venderla in prima persona, ma se è costretto a vendere al commerciante che quindi intasca quel 25%. Ovviamnete se arriva un'annata nella quale manca il 50% dell'uva, così come accaduto 2 o 3 anni fa, le vendite sono molto più fluide perché il commerciante non riesce a soddisfare le domanda con la sua personale produzione e si rivolge anche ai piccoli produttori offreddo anche dei prezzi dignitosi. Non ci si accorge però che in queste occasioni i listini sono distorti a causa della mancanza di volumi di uva. Quest'anno c'è stata la gelata, quindi un 40% in meno di prodotto sulle piante, ma se ci fosse stato questo 40% di uva in più, invece di 90 centesimi l'uva sarebbe costata 60 centesimi e ci sarebbe stato un disastro totale.

     

     

     

    Autore: Teresa Manuzzi 
    ©uvadatavola.com
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