Giovedì, 15 Ottobre 2020 10:32

    Individuato Aleurocanthus spiniferus su vite da tavola

    Recentemente, in alcuni areali di produzione di uva da tavola, si è assistito alla comparsa di individui riconducibili, da un’analisi visiva, ad Aleurocanthus spiniferus.

    In particolare, in alcuni comprensori dell’Arco Jonico, si è osservata la presenza del fitofago (Aleurocanthus spiniferus) sulla cultivar Crimson seedless.

     

    In seguito a ricerche bibliografiche, si è potuto appurare che Aleurocanthus spiniferus è una specie appartenete alla famiglia degli aleurodidi: si tratta di una specie di nuova introduzione. Di origine tropicale, proveniente in particolare dalle regioni del Sud-est Asiatico e diffuso anche in Africa ed in Australia, il fitofago è stato segnalato per la prima volta nel nostro Paese nel 2008, in provincia di Lecce, su arancio.

     

    Ciclo
    Aleourocanthus spiniferus, secondo diversi studi, nelle condizioni pedoclimatiche della fascia mediterranea può compiere dalle tre alle sei generazioni, con un ciclo biologico che si completa dai due ai quattro mesi. Lo svernamento avviene nello stato di pupa o neanide di III età; le condizioni ottimali di sviluppo sono dettate da un range di temperatura di 20-35°C ed da un tasso di umidità relativa del 70-80%.

     

    Danni
    I danni sono di natura sia diretta che indiretta: gli stadi pre-immaginali dell’individuo, localizzati nella pagina inferiore degli ospiti, pungono i tessuti vegetali per mezzo di stiletti boccali.

    Ciò comporta un deperimento generale della pianta attaccata; inoltre il fitofago produce abbondante melata zuccherina che deprime la capacita fotosintetica e respiratoria dell’ospite. In aggiunta a ciò, come noto, la melata stessa, imbrattando i frutti, deprezza in modo irreversibile la qualità commerciale delle prodotto.

    Nel caso in questione, l’insetto è stato localizzato nelle fasce perimetrali dell’impianto, dove si hanno avuti i danni maggiori, in particolare nella testata prospiciente un agrumeto. I danni, come accennato in precedenza, constano di una melata che ha imbrattato i grappoli e le foglie in maniera irreversibile, impedendo o comunque creando seri problemi di commercializzazione. Inoltre, si sono sviluppate delle fumaggini che hanno rallentato i processi metabolici delle piante attaccate.

    Da un’analisi visiva ulteriore, si è potuto appurare che anche l’agrumeto confinante presenta gli stessi danni riscontrati nel vigneto dovuti all’attività trofica dell’aleurodide.

    Difatti, è riportato in bibliografia che Aleourocanthus spiniferus ha come ospite primario le specie afferenti al genere Citrus (cui sverna), ma predilige sovente anche altre specie arboree da frutto (e non solo), come appunto la vite. L’attacco si è avuto su vite probabilmente a causa di un decorso stagionale caldo - umido, che ha interessato anche il mese di settembre: queste condizioni hanno favorito lo sviluppo del fitofago.

     

    Contenimento
    Per quanto concernono gli aspetti di difesa, alla data odierna essa risulta molto difficile, sia perché l’aleurodide non è contemplato nei vari disciplinari di Produzione Integrata, sia perché l’infestazione si è avuta nella fase di maturazione, in prossimità della raccolta del prodotto, in un periodo in cui risulta estremamente difficile il posizionamento di insetticidi, tenendo conto l’epoca di taglio ed il conseguente periodo di carenza ed anche le limitazioni di residuo dettate dalle normative comunitarie e dalle richieste della GDO.

    Probabilmente, la comparsa di questi fitofagi su specie arboree fino a questo momento estranee o comunque poco interessate dal ciclo biologico dell’insetto stesso, è da ricercarsi in una variazione delle condizioni climatiche che si stanno registrando ultimamente.

    Alla data attuale non si ha ancora un’idea chiara sulla reale portata di danno che questo fitofago può raggiungere, sicuramente sarò necessario monitorare la sua presenza nei tempi futuri, per accertarsi della sua effettiva dinamica spazio - temporale.

     

     

    Autore: agronomo Giuseppe Nuzzo 
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