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    Venerdì, 16 Ottobre 2020 09:53

    Botrite: i batteri lattici potrebbero contrastarla

    Apprezzata per le sue rinomate qualità, nonché per i suoi benefici. Così come accade per innumerevoli altri prodotti freschi la deperibilità di questo frutto è però una delle debolezze della filiera.

    La Botrytis cinerea, in particolare rappresenta uno dei patogeni che affligge maggiormente l’uva durante il post-raccolta. A tal proposito, sono stati studiati diversi trattamenti per il controllo fisico, chimico e biologico del fungo, al fine di prolungare la conservazione dei grappoli. Talvolta, infatti, se un trattamento consente di ridurre la contaminazione microbica, un altro permette di stabilizzare la qualità dei frutti e la popolazione microbica durante la conservazione. Per questo un team di studiosi (Nicola De Simone, Bernardo Pace, Francesco Grieco, Michela Chimienti,Viwe Tyibilika, Vincenzo Santoro, Vittorio Capozzi, Giancarlo Colelli, Giuseppe Spano e Pasquale Russo) ha indagato le diverse possibili combinazioni per preservare la salubrità del prodotto.

    La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica MDPI ed è consultabile cliccando qui

    Ovviamente ogni trattamento presenta particolari peculiarità, ma anche limitazioni. Ad esempio, l’ozono - trattamento fisico - non sempre penetra in modo efficace nei tessuti del frutto. C’è  anche da considerare che in questo caso specifico le eventuali “fragilità” sono legate anche alle diverse normative che regolano i quantitativi di ozono permessi da Paese a Paese, piuttosto che a specifiche limitazioni tecnologiche o biologiche.

    Dallo studio emerge che un programma di gestione integrato (che combina due o più soluzioni diverse) potrebbe essere la strada migliore da seguire per diminuire le perdite di prodotto. 

    Il gruppo di ricerca ha sviluppato alcuni approcci sinergici per ridurre l'incidenza di B. cinerea nell’uva da tavola, adottando la “tecnologia ad ostacoli” (conosciuta anche come "Teoria degli ostacoli").  È importante poi sottolineare che in passato è stata già sviluppata una gamma di soluzioni a contrasto del fungo anche su altri prodotti ortofrutticoli.

    Da segnalare, tra le “soluzioni verdi” proposte dal team di ricerca e ancora poco esplorate per la conservazione dell’uva, l’utilizzo dei batteri lattici come agenti di biocontrollo. Più precisamente si tratta di alcuni organismi procarioti che hanno destato particolare interesse, anche alla luce di ulteriori “effetti collaterali” positivi che questi compiono sulle bacche di uva. Ad esempio attività probiotica e antagonistica rispetto ad  alcuni agenti patogeni di origine alimentare.

     

    Autore: La Redazione
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