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    Mercoledì, 26 Maggio 2021 15:08

    Analisi degli alimenti e multiresiduale: il delicato e scomodo ruolo del laboratorio

    Il laboratorio di analisi ha un ruolo strategico poiché ha la responsabilità di valutare la qualità e la salubrità di un alimento. Esso è sulla linea di confine e gioca una partita complessa come “ponte” tra il lavoro in campo e la distribuzione.

    Per comprendere meglio la delicatezza di questo ruolo, è opportuno conoscere quello che accade nel laboratorio, da quando viene consegnato il campione a quando otteniamo un rapporto di prova. L'attività di un laboratorio come AGRO.BIOLAB LABORATORY si divide principalmente in tre sezioni fondamentali ed è in grado di seguire l’intero processo produttivo degli alimenti:

    • analisi dei contaminanti;
    • analisi di caratterizzazione chimico-fisica e merceologica degli alimenti;
    • analisi agronomiche.

    AGRO.BIOLAB LABORATORY è un laboratorio privato e indipendente; ormai da più di vent'anni è specializzato nell'analisi dei contaminanti degli alimenti, in particolare dei residui di fitofarmaci, metalli, tossine e altri contaminati sia organi-ci che inorganici. Le analisi multiresiduali sono condotte con metodi all'avanguardia e condivise da tutti i laboratori europei accreditati. Il laboratorio, infatti, ricorre ad accreditamenti, autorizzazioni e riconoscimenti, necessari affinché i dati analitici siano il risultato di processi standardizzati e confrontabili con quelli di altre strutture sia pubbliche che private. I risultati delle nostre analisi sono confrontabili con quelli degli altri Paesi europei che operano in questo campo. Il laboratorio verifica in modo oggettivo il proprio operato anche grazie alla partecipazione a numerosi “ring-test”, utili a valutare e confrontare le performance dei laboratori di prova nazionali e internazionali che vi partecipano. AGRO.BIOLAB LABORATORY partecipa annualmente a numerosi ring test riguardanti l'analisi dei residui e tutte le altre prove accreditate.

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    L'analisi degli alimenti
    Nel campo dell'analisi dei residui di contaminanti degli alimenti, sostanzialmente, non esistono metodi universali o pubblicati in regolamenti nazionali o europei. Non c'è una legislazione che vincoli in modo cogente un laboratorio a utilizzare un metodo piuttosto che un altro.

    Ci sono molti metodi pubblicati e riconosciuti nella loro efficacia da moltissimi enti e strutture italiane ed europee. In questo caso risulta fondamentale l'abilità nel laboratorio non solo nell’applicare il metodo, ma anche nell’ottenere i risultati nel tempo più breve possibile, fornendo le migliori risposte sia dal punto di vista qualitativo (riconoscimento dei principi attivi presenti), sia dal punto di vista quantitativo.

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    L'analisi multiresiduale
    L’analisi multiresiduale è un'analisi complessa per la semplice ragione che il numero di analiti (cioè le molecole analizzate) è elevatissimo. Questo perché la provenienza dei campioni delle derrate alimentari analizzate non sono sempre le stesse: i Paesi di origine ed i mercati di riferimento sono estremamente variabili. Tutto questo determina la necessità di avere uno screening molto elevato dei principi attivi, comprensivo anche di molecole non più registrate per l'impiego. Uno screening così ampio serve a verificare un eventuale utilizzo fraudolento di principi attivi non più autorizzati e ad includere nell’analisi anche i prodotti registrati o utilizzati in ambito extra-europeo. 

    La sola analisi multiresiduale è in grado di analizzare contemporaneamente oltre 700 principi attivi con una sola estrazione e con una serie di determinazioni strumentali. L'estrazione avviene mediante il metodo QuEChERS applicato agli alimenti di origine vegetale, mentre metodi diversi possono essere applicati ad altre matrici, ad esempio sui prodotti di origine animale. Presso gli operatori del settore si tende a sottovalutare la complessità e l’importanza dell'analisi multiresiduale.

    Allo stato attuale, invece, si può senza dubbio affermare che questo tipo di analisi è diventata ancora più articolata rispetto a qualche tempo fa, dal momento che, il metodo pubblicato e largamente impiegato dai laboratori di analisi, prevede la possibilità di utilizzare differenti modalità di estrazione dei contaminanti dalla matrice,
    differenti tecniche di purificazione degli estratti, almeno due tecniche per la stabilizzazione degli estratti, almeno sei possibili tecniche strumentali e sette modalità di quantificazione a seconda della complessità dell’analita, della matrice, o della loro combinazione.

    Tutto questo è elencato nel metodo UNI EN, che contiene l'elenco delle modalità di estrazione e delle modalità di "perfezionamento dell'estrazione", tutto ciò perché esistono residui che richiedono trattamenti specifici, anche all'interno della stessa analisi multiresiduale. A seconda dell'estrazione bisogna seguire dei precisi metodi di purificazione, è un lavoro certosino, perché di volta in volta è necessario capire quanto è possibile purificare un estratto senza perdere i contaminanti da analizzare.

    Le tecniche strumentali
    Le tecniche strumentali possono essere diverse, ma oggi due sono le più utilizzate: la gascromatografia e la cromatografia liquida con detector massa (GC-MS/MS ed LC-MS/MS); che ci consentono, in modo selettivo, di rilevare concentrazioni di principi attivi molto basse sulle matrici analizzate. Le altre tecniche analitiche, meno selettive e sensibili, stanno via via scomparendo. Quantificare correttamente un residuo su di una matrice complessa (ovvero ottenere un risultato numerico) non è immediato. Spesso occorre utilizzare tecniche diverse a seconda dell'analita, del livello di concentrazione da utilizzare e della matrice stessa. Per quanto la tecnologia abbia fornito agli operatori strumenti sempre più performanti, resta fondamentale il lavoro dei tecnici, che possono, grazie ad anni di formazione specifica, identificare con rapidità le migliori procedure di operatività e di controllo.

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    Residui complessi, di che si tratta?
    Quando si verifica la presenza di un residuo, non si analizza soltanto il principio attivo così come è stato utilizzato sulla pianta. Le definizioni di residuo includono anche i metaboliti dei residui di partenza, pertanto l'analisi del residuo deve includere tutti gli analiti così come indicati nel regolamento europeo. La definizione di residuo in molti casi "impone" al laboratorio, per una confrontabilità del dato analitico con i limiti di legge, di analizzare anche i “coniugati” (metaboliti legati a zuccheri o amminoacidi della matrice) e quindi di compiere le procedure necessarie a liberare anche questa porzione di residuo attraverso una reazione di idrolisi degli esteri e dei coniugati. Logicamente la procedura dovrà essere posta in atto da tutti i laboratori che lavorano in questo campo, altrimenti mancherebbe la confrontabilità dei dati.

    Autrice: Maria Rosaria Taurino - direttrice AGRO.BIOLAB LABORATORY
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