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    Domenica, 17 Aprile 2016 17:39

    Italian Club Variety: una rete di imprese meridionali per l'innovazione varietale in viticoltura da tavola

    Diciassette imprese di produzione e commercializzazione per finanziare e gestire l'innovazione varietale delle uve da tavola (e non solo).

    Alcune tra le più significative imprese del settore dell’uva da tavola, operanti in Puglia, Basilicata e Sicilia, hanno recentemente costituito una "Rete di Imprese" denominata "Italian Club Variety" (ICV) cui partecipano 17 aziende di produzione e di commercializzazione del settore ortofrutticolo, con particolare riguardo all'uva da tavola.

    (Foto in alto: allevamento di semenzali ottenuti con gli incroci del 2015).

    Obiettivo della rete, cui è stato affiancato un "Comitato Tecnico Scientifico" composto da 5 esperti coordinati dal prof. Carlo Fideghelli, è l'accrescimento della competitività sui mercati nazionali ed internazionali mediante l'attuazione di un programma di miglioramento genetico dell'uva da tavola, con particolare riguardo alle cultivar apirene e delle drupacee. Consulente esterno dell’ambizioso progetto è il dr. David Ramming, autorevole ricercatore che ha operato presso il centro di ricerca dell’USDA - United States Department of Agriculture di Fresno (California), dove nel corso della prestigiosa carriera ha costituito varietà storiche per la viticoltura mondiale, su tutte Crimson e Flame seedless.

    Parte del team dei tecnici ibridatori con il Prof. Fideghelli ed alcune fasi del lavoro di incroci in campo.

    La necessaria competenza scientifica per la realizzazione del progetto sarà fornita ai tecnici e agli operatori della Rete dallo "spin-off" Sinagri dell'Università di Bari, dal CRSFA "Basile Caramia" di Locorotondo e dal Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti.

    È questo il forte segnale della concretezza e delle ambizioni del gruppo di produttori italiani che ha deciso di "scendere in campo" per partecipare in prima persona alla sfida dell'innovazione varietale e tecnologica per poter garantire un futuro positivo alla nostra agricoltura.

    La rete ha iniziato la propria attività nel 2015, avviando una serie d’incroci controllati che hanno previsto venti combinazioni d’incrocio tra genitori apireni e con seme. Ad oggi sono in fase di allevamento circa 5.000 semenzali provenienti da seme o da embriocoltura per la rigenerazione in sterilità di embrioni immaturi derivanti dalle combinazioni d’incrocio apirene x apirene.

    Ad essi si sommano circa 1.000 genotipi, costituiti negli ultimi 5 anni dai partner scientifici in collaborazione con alcune delle imprese partecipanti al partenariato, che sono in una fase avanzata di valutazione in campo. Le tecniche di incrocio adottate prevedono anche il ricorso alla MAS (selezione assistita da marcatori molecolari) per il carattere dell’apirenia, al fine di selezionare rapidamente i genotipi apirene meritevoli di essere valutati per un loro possibile sfruttamento commerciale.

    Rigenerazione in condizioni di sterilità, su idoneo substrato di coltura, di embrioni immaturi.

    Il programma di miglioramento genetico ha anche l’obiettivo di lavorare su genotipi altamente tolleranti o resistenti alle fitopatie, nella consapevolezza di avviare percorsi virtuosi per una maggiore sostenibilità della coltura e la necessità di assicurare un prodotto di elevata qualità nel rispetto di pratiche di agricoltura biologia ed a basso impatto ambientale.

    La collaborazione tra settore pubblico e privato, che in passato ha stentato a decollare per reciproche diffidenze ed incomprensioni, con l’ICV ha superato tale impasse, accorpando alcune delle eccellenze scientifiche ed imprenditoriali dell’intero meridione d’Italia.

    L’auspicio è che la forte determinazione mostrata al momento della costituzione della rete, con i singoli partner che per i prossimi 5 anni finanzieranno in maniera significativa le attività dell’ICV, prosegua anche in futuro e permetta di superare le difficoltà che un simile ambizioso programma  porta con sé.

    Ne ha bisogno l’intero comparto nazionale dell’uva da tavola, chiamato ormai ad un confronto sempre più ampio e globale con altre realtà produttive mondiali.

     

    Autore: la Redazione

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